Avventura di sesso infedele raccontata da una donna sposata


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Federico lo conoscevo fino da quando eravamo bambini e giocavamo insieme sulla piazza del piccolo paese dove vivevamo. Per scherzo, avremmo avuto più o meno otto anni, mi disse che non avrebbe sposato nessun’altra al di fuori di me. Io risi a quella sua pomposa dichiarazione anche perché, pur avendo la stessa età, mi sentivo sicuramente più matura di lui e proprio per questa ragione, considerai quella promessa come una ingenua dichiarazione di intenti che si sarebbe esaurita da se con il passare del tempo.
Dalle elementari al liceo il passo è breve e Federico si dimostrò caparbiamente legato a quanto aveva dichiarato anni prima, proponendosi come mio fidanzato. Confesso che la penuria di alternative (il nostro era un paesino tutt’altro che popoloso) mi fece dire di si e, mese dopo mese e anno dopo anno, sbocciò quel sentimento d’amore che lui riteneva certo ma sul quale io, agli inizi della nostra storia, pensavo molto difficile maturare.
Federico aveva quel modo gentile di farmi sentire desiderata e bella. Quando i suoi brufoli e quella prima peluria da ragazzetto svanirono, mi resi conto che era veramente interessante e che con quel suo fisico allenato da anni di palestra, avrebbe potuto facilmente conquistare ogni ragazza della nostra minuscola cittadina.
Mi accorsi che molte nostre coetanee gli ronzavano incontro ma sbattendo contro un invalicabile muro che lui aveva eretto per proteggere il suo amore per me.
Fu durante una sera d’estate che mi diedi a lui, ben certa che quell’atto d’amore Federico se lo era conquistato con anni di devozione nei miei confronti.
A differenza di quanto avevo appreso, quella mia prima volta fu veramente deliziosa e per nulla insoddisfacente. Fede (così lo chiamavo) aveva una sensibilità quasi femminile nel toccarmi, quasi avesse timore di farmi male ed era così tenero ma appassionato che era difficile non essere soddisfatta di come facesse l’amore.
Alla fine degli studi, entrò nell’azienda agricola di famiglia rinunciando a frequentare l’Università ed iniziando ad essere economicamente indipendente. Fu allora che mi propose di sposarlo ricevendo il mio più totale assenso.

Da allora sono trascorsi una quindicina di anni. La nostra relazione è iniziata alla grande: passione, eros, complicità. Tutto era improntato a valorizzare un rapporto dove il sentimento regnava sovrano ma poi, la relazione ha incominciato a sbiadire in abitudine.
Il sesso si faceva quasi per convenzione e non convinzione e al posto di una effervescente complicità si era innestato un fastidioso senso di noia. Federico, preso dal suo lavoro, probabilmente non si era accorto di questo cambiamento che era gradualmente giunto ma io gli avevo dato il giusto peso.
Ma cosa avrei potuto fare di fronte ad un marito che neppure si era accorto di aver cambiato il suo modo d’essere? Non mi andava di affrontare una discussione che avrebbe incrinato quell’armonia che, tutto sommato, era sempre stata una costante del nostro menage e, così, decisi di soprassedere e di attendere i naturali sviluppi di quella situazione.

Gli sviluppi arrivarono casualmente e si chiamavano Manuel e Kevin.
Tutto avvenne un giorno nel quale Federico si era allontanato dal paese per partecipare ad una fiera a Milano. La sua assenza sarebbe durata una settimana e mi ritrovavo da sola in quella nostra casa colonica quasi isolata da tutti e da tutto, portando avanti le cose di tutti i giorni.
Dopo un paio di giorni dalla partenza di Fede, qualcuno suonò al campanello. Era una bella giornata e mi trovavo fuori a sistemare alcune piante del giardino sul retro e non avevo idea di chi potesse essere se non il postino.
Aprii il portoncino d’ingresso e mi trovai davanti a due ragazzi che non conoscevo.
‘Ci scusi –disse uno di loro- abbiamo un guasto alla macchina e i cellulari in questa zona non hanno campo e non possiamo chiamare un carro attrezzi. Possiamo fare una telefonata all’ACI?’.
Non ebbi esitazione nel dire di si, indicando il telefono posato su di un tavolinetto nel salone. Feci accomodare i due richiudendo la porta alle spalle e, curiosa, mi misi ad osservare i due sconosciuti.
Erano due ragazzi veramente belli e con un fisico da paura. Il loro abbigliamento era curato fin nei dettagli e si vedeva che era di alta qualità e molto costoso. Quello che mi aveva chiesto il favore di telefonare stava parlando con un interlocutore al quale stava spiegando cosa avesse la vettura e chiedendo assistenza. I suoi modi erano gentili ma determinati e si capiva che era uno che ci sapeva fare. Il suo amico stava curiosando con lo sguardo il salone dove eravamo tutti e tre, rivolgendo spesso il suo sguardo verso di me come se mi stesse ispezionando.
In quel momento realizzai il fatto che ero praticamente nuda: oltre agli slip avevo indosso solo una leggera vestaglia da casa non avendo programmato alcuna uscita.
Feci finta di non farci caso sperando che i due tizi uscissero in fretta dalla casa e dalla mia vita, ma ciò non avvenne.
Riagganciato il telefono, il primo ragazzo sbuffò dicendo al suo amico che il carro attrezzi non sarebbe potuto arrivare se non dopo qualche ora e che avrebbero dovuto attendere giocoforza non avendo alternative. Poi, con uno sguardo dolcissimo si rivolse a me.
‘Mi scusi ancora signora, posso approfittare della sua gentilezza per andare un attimo alla toilette?’. Feci con il capo di si e gli indicai dove si trovava il bagno degli ospiti.

Confesso che nella mia immaginazione balenò la visione di quel bel ragazzo con il suo uccello in mano mentre faceva pipì e subito sentii il mio corpo incendiarsi di desiderio.
Mi voltai per cancellare quella fantasia ma mi trovai quasi di faccia con il suo amico che, in quanto a bellezza, non era da meno. Come se mi avesse letto nel pensiero il tizio sorrise sornione dicendomi ‘lei oltre che gentile è anche bellissima e mi piacerebbe scoparla’. Questa inattesa dichiarazione sincera e volgare non mi fece gridare allo scandalo e neppure impaurire bensì ravvivò quella fiamma che mi aveva avvolto prima. Si avvicinò e senza troppi riguardi si slacciò i pantaloni lasciando libero un cazzo davvero enorme quasi dritto e mi disse ‘succhiamelo tutto’. Come ipnotizzata, mi inginocchiai davanti a lui e afferrai con la mano quella verga pulsante facendola scomparire dentro la mia bocca che, con estremo piacere, aveva inghiottito quella calda bestia.
Mentre alternavo colpetti con la lingua sulla rossa cappella e succhiate golose, l’altro tizio uscito dal bagno, ci raggiunse e si mise dietro di me inginocchiandosi anche lui per afferrarmi i seni con le mani. Mi strizzò i capezzoli con fare sapiente mentre continuavo a succhiare quel cazzo come fossi una idrovora. Mi fece alzare per raggiungere il divano e per mettermi alla pecorina: in quel modo potevo spompinare il suo amico mentre lui, dopo avermela leccata, infilò il suo uccello dentro la mia fica ardente di desiderio.
Era la prima volta che cornificavo Federico e non stavo affatto provando alcun senso di colpa, anzi mi sentivo eccitata come un tempo. Due verghe così poderose che mi stavano riempiendo di piacere mi avevano provocato già degli orgasmi vaginali che mi stavano rendendo ancor più affamata di piacere.
L’amico mi venne in bocca quasi annegandomi di sborra e, nello stesso istante, sentii la mia vagina riempirsi di quella del suo amico che era esploso dentro di me facendomi toccare il cielo con un dito.
Attesero il loro carro attrezzi continuando a scoparmi in ogni modo possibile regalandomi orgasmi multipli dei quali non mi sono mai pentita.

(Questo racconto di  di oggi ci è stato ispirato dai frequentatori del sito tradire.net)