Sesso a scuola


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racconto di sesso a scuola

Il sesso a scuola? Raccontato qui!

Un imbranato al liceo

Era il primo giorno di scuola e, pur essendo all’ultimo anno di liceo, mi pareva di vivere sempre la stessa emozione.
Davanti al portone facce anonime che coniugavano indolenza ed abbronzatura: inequivocabile segno che non c’era affatto entusiasmo nell’accedere nelle aule al suono della campanella.
Come d’abitudine non c’era ancora l’esigenza di portare libri ed era sufficiente venire con una sorta di moleskine dove appuntare qualcosa da ricordare prima che si riprendesse veramente il ritmo.
Per fortuna era l’ultimo anno prima di affrontare l’università dove forse sarei stato più disinvolto e meno imbranato.
Il mio problema si chiamava “timidezza”, una caratteristica che mi aveva accompagnato sempre e che mi aveva impedito di dichiarare il mio interesse a tante ragazze che avevo conosciuto.
In buona sostanza mi ero sfogato nel diventare il classico secchione che ha ottimi voti ma pochi amici. A differenza del classico secchione che tale diviene perché bruttino e scansato dalle ragazze, non potevo lamentarmi di com’ero.
Mi vedevo con un fisico atletico, un viso tutt’altro che brutto e anche vestito secondo i canoni suggeriti dalla moda. Un mix che aveva attirato a me tante compagne di scuola che dopo aver atteso un mio cenno, si stufavano e lasciavano perdere ogni velleità di mettersi insieme a me.
Con l’andar del tempo ero diventato come una leggenda che potrei tradurre con un noto detto romanesco “bello ma non balla”.
I pochi amici che avevo, sapevano di questo mio problema che inibiva qualsiasi tentativo di cambiare atteggiamento ma poco avevano potuto fare in mio aiuto.

Un amore nascosto

Era dall’anno scolastico precedente che mi ero innamorato di Veronica, una studentessa trasferitasi insieme ai suoi nella mia città. Era una ragazza esile ma con un fisico perfetto che mi piaceva vedere nei giorni in cui indossava una tuta elasticizzata per fare ginnastica. Adoravo quel suo culetto tondo e sodo che mi faceva sognare, così come quel suo seno eretto che quando faceva freddo, rendeva evidenti capezzoli duri come il marmo.
Se ne stava in disparte, sempre con un libro tra le mani e la testolina incorniciata da nerissimi riccioli lunghi abbassata a leggere.
L’anno prima ero riuscito a parlarle un paio di volte con un imbarazzo ancor più grande del solito che era aumentato perché Veronica era il soggetto dei miei desideri.
La rividi durante l’intervallo, abbarbicata come sempre al solito posto e sempre intenta a leggere chissà cosa.
Da vie traverse ero riuscito a scoprire che era la più brava della classe e che il suo atteggiamento era serioso in ogni circostanza: praticamente, una secchiona come me.
Accadeva che il mio ardore di giovane maschio si facesse vivo anche durante le ore di lezione e, con la scusa di andare al gabinetto, mi ritrovavo a menarmi l’uccello duro ad occhi chiusi fantasticando su quel culetto tondo e domandandomi, alla fine del tutto, se Veronica fosse ancora vergine come lo ero io. Domanda alla quale nessuno avrebbe potuto rispondere se non lei.

L’incontro inatteso

L’anno proseguiva monotono con le solite lezioni e l’enfasi di dover affrontare la maturità. In inverno, gli studenti che militavano in qualche formazione politica, decisero di indire dei giorni di sciopero che era sempre il benvenuto da tutti.
Abituato a fregarmene delle agitazioni, anche quel giorno entrai in una scuola pressoché deserta tanto da non vedere neppure tutti i professori presenti.
Forse una decina di studenti erano entrati ma probabilmente solo per farsi vedere ben sapendo che sarebbero stati rimandati a casa perché in quei giorni non si facevano lezioni.

Non mi andava di tornare indietro e decisi di vivere quella scuola così deserta, magari ripassando qualcosa o solamente per respirare quell’atmosfera che dopo la maturità sarebbe stata solamente un ricordo.
Volgendo lo sguardo verso il piccolo giardino che si trovava proprio al centro del plesso scolastico vidi Veronica seduta ma senza alcun libro tra le mani.
Non c’era nessuno ed il silenzio dominava quel momento.
In modo automatico mi avvicinai senza provare agitazione sorprendendomi di ciò.
Alzò lo sguardo su di me e sorrise. Ricambiai il sorriso e mi misi a sedere al suo fianco.
Chiusi gli occhi e inalai più aria possibile e la mia voce uscì da sola come se fosse un nastro registrato.
“Devi sapere che dallo scorso anno mi sono innamorato di te ma io non ho mai avuto il coraggio di dirtelo. In effetti è un mio problema quello della timidezza e, pur non essendoci motivo apparente, non ho mai saputo come eliminarlo. Oggi è un giorno speciale e come te ascolto la mia voce che esce fuori d’istinto trovando un coraggio che non pensavo avere. Il fatto è che ti penso tutti i momenti del giorno e mi piacerebbe conoscerti per essere accettato da te, magari in futuro…”.
Com’erano venuti così se ne andarono voce e coraggio, lasciando il posto alla sola voglia di scappare via.
Mentre masticavo queste considerazione, avvertii un lieve tocco: era la mano di Veronica che si era posato sulla mia.
“Curioso è – rispose- che anch’io dallo scorso anno, mi sono innamorata di te ma qualcuno mi aveva detto che le ragazze non ti piacevano e ho lasciato da parte il mio desiderio di sentirmi stretta tra le tue braccia” e senz’altro aggiungere avvicinò le sue labbra alle mie. Le bocche si schiusero nello stesso istante e le nostre lingue si incontrarono vogliose.
Mi sentivo maldestro in quella circostanza e preoccupato che qualcuno poteva vederci dalle finestre delle aule.
Le presi la mano invitandola a seguirmi.
Con passo veloce raggiunsi l’aula magna perché aveva un posto discreto dove poter stare tranquilli.
La appoggiai delicatamente spalle al muro, abbassandole le mutandine e lasciando le mie dita libere di vagare in quella morbida peluria fino a raggiungere la sua fresca fichetta. Subito mi inginocchiai per abbeverarmi a quella fonte di piacere e sentendo per la prima volta il sapore del sesso. Poi mi rialzai sbottonandomi i jeans e lasciando uscire l’uccello duro e goloso ma prima che potessi iniziare a penetrarla dolcemente, lei si chinò per ricambiare la cortesia che le feci prima. Non ci fu tempo per resistere a lungo e un poderoso schizzo di piacere raggiunse il suo viso. Non ero imbarazzato e lei non pareva schifata, anzi: con le dita si portò lo sperma alla bocca per assaggiarlo e poi si rivolse a me dicendomi solo “scopami!”.

Non era un invito necessario, tanto la voglia mi divorava corpo e mente. Le alzai una gamba permettendo così al mio uccello di entrare comodamente dentro di lei che vergine non era. La fica stretta era tuttavia umida di voglia e non impiegò molto ad agguantare l’orgasmo che le fece rovesciare all’indietro le pupille.
Eravamo due ossessi in preda di una follia chiamata sesso che all’improvviso ci aveva permesso di battezzare la nostra unione.

La nostra effervescente mattinata non si concluse neppure dopo aver scopato perché il desiderio aveva preso il sopravvento di due diciottenni che da tempo si amavano in maniera reciproca ma senza aver avuto modo di dichiararselo e di vivere quell’intensa storia d’amore.
Sono trascorsi tre anni da quel giorno e Veronica continua a far parte della mia vita nella stessa maniera con la quale entrò.

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