Sesso con una escort


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racconto scopata con escort

Mi trovo in hotel per lavoro. Non mi piacciono le trasferte last-minute e mentre mi sveglio in questo sabato mattina non mi sento granché padrone della mia vita. Cinquant’anni, divorziato, nessun figlio. Sono un tipo solitario anche se ho una buona schiera di amici a casa ad aspettarmi.

Sono in uno degli hotel più in voga della città per quanto riguarda il business e già penso alla nuotata che mi farò in piscina stasera al mio rientro dalle riunioni. Passerò le prossime otto ore a fianco dei capoccia, l’idea non mi entusiasma come dovrebbe. Secondo i miei colleghi è un’occasione per migliorare la mia posizione. Boh.

Scendo a fare colazione passando tra le tavolate piene di frutta, cereali e con un bel banco dedicato alla colazione internazionale. C’è un profumo di omelette appena fatta alla quale non resisto. Prendo la mia porzione, qualche affettato, un centrifugato di mele e carote e mi siedo in un tavolo laterale. La colazione è golosa, ma il mio sguardo è annoiato e passa in rassegna i volti assonnati dei presenti in sala. Poco lontano da me c’è una ragazza con una postura elegante, le labbra carnose ma di una forma armonica. Ha un vestito nero lungo, stretto, ma non aderente. Un tacco basso, ma che slancia le gambe. È molto bella ed è al tavolo da sola. Chissà, penso. Immagino sia qui anche lei in hotel per lavoro, vista la zona centrale rispetto agli uffici delle principale aziende locali. Per un secondo penso che sia una escort, ma il pensiero mi scivola subito via.

Quando mi alzo per tornare nella mia stanza a prendere il pc non cerco i suoi occhi, vado veloce verso l’ascensore. Anche se sono il tipo a cui piace fantasticare sulle belle donne che incontra, ho a malapena il tempo per lavarmi i denti. Figuriamoci per farmi una sega pensando a quelle caviglie sottili avvolte nelle calze trasparenti. No, stop.

Le otto ore successive procedono esattamente come da programma: una palla allucinante ad ascoltare manager che si atteggiano e che alzano la posta in gioco nei bilanci dei prossimi mesi. Ascolto per lo più, intervengo a riunioni alterne. Sono certo che la mia presenza qui sia totalmente ininfluente, checché ne dicano i colleghi invidiosi.

Torno in hotel tardi e non ho nemmeno voglia di cenare. Magari un bicchiere di vino rosso nel lounge dell’hotel, vicino alla vetrata che dà sul giardino. Sto per ordinare al barman il mio drink quando vedo di nuovo la ragazza di questa mattina. Indossa ora un abito più leggero, colore blu, una bella scollatura ma non eccessiva. La scarpa ora è più appariscente, ma perfettamente ben accostata al vestito. Nel volto ha un’espressione né dolce, né triste. Seria, ma anche accogliente. Sta aspettando qualcuno? O forse è davvero una escort? Beh, chissenefrega. Mi avvicino.

“Posso farti compagnia?”

Mi sorride, forse pensa che le ho rubato la battuta? Sono le escort che si solito accompagnano, no? Prima ancora che risponda continuo.

“Preferisci un rosso o un bianco?”

“Un rosso, grazie. Sono Lidia.”

“Io sono Marco, e prendo anch’io un rosso.” dico rivolgendomi ora al barman.

Sediamo al tavolo con i due calici, accenniamo un brindisi e iniziamo a parlare del più e del meno. D’improvviso, mi toglie da ogni imbarazzo.

“Spero non ti infastifica la cosa, ma sono qui per lavoro. Posso farti compagnia questa sera ma il costo lo decidiamo ora. Cosa dici, ti va?” la schiettezza di questa frase se da un lato mi coglie impreparato dall’altro mi rassicura. Forse era quello che desideravo fin dalla colazione? Una serata di sesso con una escort bellissima che non mi dia preoccupazioni. Sì, lo voglio.

Mentre definiamo il costo, sono pur sempre un buon negoziatore, le chiedo se venga qui in hotel abitualmente.

“Solitamente fisso gli appuntamenti tramite un sito di annunci per escort, ma almeno una volta al mese passo qui il weekend. Questo hotel è fantastico, la colazione è la mia preferita e anche la spa non è male. A proposito, hai già fatto un bagno?”

Lidia sembra leggermi nel pensiero. Saliamo ognuno nella nostra stanza per prendere l’accappatoio bianco morbido e ci diamo appuntamento nella spa panoramica all’ultimo piano. In costume Lidia è ancora più bella. Non penso si possa dire lo stesso di me nonostante mi tengo in buon allenamento.

Facciamo un tuffo in acqua, non si potrebbe, ma non c’è nessuno e confidiamo che la signora che controlla gli accessi non ci scassi per due schizzi d’acqua. Faccio un paio di vasche mentre Lidia resta vicino alla scaletta della piscina. Quando mi avvicino a lei si sposta e si immerge. La vedo avvicinarsi e restare in apnea qualche secondo mentre comincia a toccarmi l’uccello dando piccoli morsi senza scostare il costume. Ho un’erezione pressoché immediata. Lidia risale per prendere una boccata d’aria e poi si immerge di nuovo, cominciando a toccarmelo con entrambe le mani. Lo afferra ancora senza togliermi il costume ma struscia le sua mani lungo tutta l’asta.

Quando è di nuovo di fianco a me sussurra:

“Andiamo in sauna.”

In sauna qui è permesso entrare nudi, e noi lo facciamo. Il mio cazzo è duro e dritto e mi diverte pensare che la signora che controlla la spa possa stare guardando dallo schermo delle telecamera. Mi chiedo se sia una cosa che succede spesso. Me la immagino toccarsi mentre me vede entrare nella sauna assieme a Lidia.

Ora che Lidia è nuda posso vedere il suo seno delicato ma sodo, con dei capezzoli scuri che ora desidero baciare. Mi siedo nella sauna che per fortuna non è troppo calda perché il calore aumenta quasi subito appena Lidia avvolge la sua bocca sul mio uccello iniziando a farmi un pompino supremo. Mentre lo succhia volge lo sguardo verso di me e con le mani mi massaggia le palle. Tocca la mia peluria con le dita mentre lecca la cappella con dei colpetti ritmici. Mi prende anche con i denti, ma lo fa in modo moderato ed eccitante. E io sto quasi per venire.

Forse lo capisce che sto già impazzendo perché si ferma e mi dice che non le dispiacerebbe andare in camera.

Da un lato vorrei sborrare qui venendole addosso. Ma passare al letto è allettante e io non faccio sesso da mesi. Usciamo dalla spa passando davanti alla signora che controlla gli ingressi, mi guarda e non riesco a capire se ci abbia spiato oppure no. Ah le donne. Incomprensibili se non sai decifrare i loro mille segnali.

Scendiamo con l’ascensore e ci infiliamo subito in stanza lasciando scivolare a terra l’accappatoio. Lidia mi passa un preservativo che immagino avesse in tasca e io non esito, lo srotolo sul mio uccello e entro nella fica di Lidia che si apre ai miei primi colpi. Non sto pensando che lo sto facendo davvero, che sto facendo sesso con una escort durante la trasferta di lavoro, lo stereotipo degli stereotipi. Lascio i pensieri fuori dalla stanza e mi godo questo momento di intimità sexy e dolce allo stesso tempo. Lidia geme e mi sembra stia godendo davvero. Magari finge, ma non m’interessa. Mi sento e lei sale su di me cominciano a cavalcarmi con movimenti energici. È bellissima e io mi perdo tra i suoi lineamenti mediterranei. Vengo mentre lei sta ancora ondeggiando sul mio corpo che pian piano perde di tonicità.

Restiamo stesi vicini per un po’. Non so per quanto tempo. Poi lei si alza, mi da un bacio sulla guancia.
“Se ti capita di passare di nuovo qui scrivimi, mi piacerebbe rivederti.”

La ringrazio e sorrido. Esce dalla stanza spegnendo la luce. Mi tolgo il preservativo, non mi lavo nemmeno e mi addormento così, ancora con l’orgasmo in corso.
Ho la sveglia alle 6 per rientrare a casa.
Però magari ci torno qui. Chissà.