Sesso bondage


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racconto sesso bondage

Racconto bondage, libera la fantasia

storia di Madame Elizabeth

Sto bevendo un caffè troppo dolce e disgustoso nella saletta al secondo piano quando Pietro entra assieme ai nuovi colleghi giapponesi sfoggiando una pronuncia inglese eccellente. È un ingegnere logorroico e maniaco del controllo, un professionista stimato e, dal mio punto di vista privo di appeal, quasi asessuato. Non faccio in tempo a finire di ingoiare quell’intruglio marrone che il gruppetto appena arrivato esce frettolosamente e l’impagliato si concede uno sguardo nella mia direzione . Non lavoriamo assieme e fino ad oggi ho creduto di essere invisibile in sua presenza. Noto che i capelli ricci gli stanno crescendo disordinatamente sulla testa e alcune ciocche scendono sulla fronte, avrà posticipato l’appuntamento mensile dal barbiere, penso.

Manuela si schiarisce la voce appena la porta della stanza si chiude e inizia a commentare il fondoschiena di Pietro.

Ma davvero lo trovi attraente? Ribatto stupita.

Beh sai, anni fa, quando era più giovane e neo assunto siamo usciti assieme e ho scoperto che aveva strane fantasie, cose tipo le cinquanta sfumature! Esclama ridendo. Ovviamente non ho potuto continuare a vederlo, io quella roba non la faccio mica!

Mi stai dicendo che l’ingegner Dioni, quello che è nel CdA, pratica BDSM? Domando sbigottita.

Non so se lo pratica ancora, ma a giudicare dalle battute che fa, secondo me sì.

Che battute?

Non hai mai sentito i commenti che fa quando si lascia andare? Sei veramente qui da troppo poco tempo, sarà per quello. Spiega Manuela.

O sarà che non sono il suo tipo. Bofonchio indispettita.

Scendiamo velocemente nei nostri uffici dopo quella piccola conversazione rivelaltrice, e io non riesco a togliermi dalla testa per tutto il pomeriggio il pensiero di Pietro in giacca e cravatta che mi ammanetta al letto. Questa mattina per me era un ingegnere con la scopa in culo e adesso fantastico su pratiche bondage con lui.

Passo la notte tormentandomi, come se aver scoperto questo lato del mio collega avesse creato in me un’urgenza. Non ho mai superato il confine di qualche schiaffo ben assestato sul culo o delle mani legate con le manette ricoperte di peluche e all’improvviso vorrei correre dentro il bosco e cercare il lupo.

Al mattino decido che se voglio essere legata e scopata come desidero, devo avere almeno il coraggio di espormi. Mi dirigo verso l’ufficio dell’ingegnere algido, busso alla sua porta con un sorriso opportunista e seduttivo per chiedergli di accompagnarmi da un cliente che ha bisogno anche di una consulenza su una materia di cui solo lui è esperto in azienda.

L’appuntamento è al pomeriggio, sul tardi e, come avevo sperato, rientriamo verso l’ora di cena. Gli propongo un piatto di spaghetti a casa mia, cosa c’è di male, ci conosciamo ormai da due anni, due chiacchiere e poi ognuno per conto suo.

Apro il vino, soffriggo la cipolla mentre taglio i pomodori a cubetti e intanto ascoltiamo la radio.

E’ retrò questa cosa della radio, la ascolti spesso?

Sì la sera quando rientro metto la radio, oppure ascolto dei podcast scegliendo il tema che mi interessa.

Niente Tv e birretta?

Birretta sì, TV no.

Non me l’aspettavo. Confessa Pietro.

Ci sono molte cose che non sai di me e che non ti aspetti.

Ah però, davvero? Sorride sorpreso. E quali sarebbero?

Ho bevuto troppo poco per svelarle subito. E tu? Hai rivelazioni nascoste?

Io? Ma no, che rivelazioni vuoi che abbia?

Quindi le voci che circolano su di te sono infondate?

Che voci?

Secondo queste voci, avresti dei gusti “particolari”. Rispondo con aria ammiccante, ma vedo sulla sua espressione un sincero stupore.

Non capisco. Dicono che sono gay?

Ma no, non gay, che ti piacciono le corde, le manette, fruste, quella roba lì!

Ma dai, sul serio? Dicono così? Chi lo dice?

Le colleghe parlano.

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E ti senti al sicuro ad avermi qui a cena? E se fosse vero?

Se fosse vero spegnerei il sugo e ti trascinerei in camera da letto, rispondo con coraggio, aiutata da un bicchiere di vino bevuto a stomaco vuoto.

Gli occhi di Pietro brillano per un secondo, le pupille e le narici si dilatano, come se stesse liberando qualcosa di trattenuto a lungo. Serra i pugni, poi sorride, si avvicina e mi prende la mani. Spegni il sugo.

Spengo il sugo scossa da un brivido di eccitazione. Non pensavo seriamente che la situazione sarebbe evoluta così in fretta.

Tiene la mia mano stretta nella sua, mentre mi segue lungo il corridoio. Accendo la luce della stanza e sento il suo braccio tirarmi a sé. Mi guarda come se possedesse occhi nuovi, accarezza il contorno del mio viso, passa un dito sulle labbra e mi bacia. Il nostro bacio è inizialmente timido, delicato, esplorativo, ma in pochi istanti si trasforma. I nostri odori si sono incontrati, qualcosa di animalesco è uscito e ci buttiamo sul letto. Non pensiamo, agiamo, scopiamo rabbiosamente, bruciamo l’energia in fretta, la liberiamo fuori dai nostri corpi. E’ bravo a usare il suo affare, devo riconoscerlo. Non è per nulla rigido e algido. Mi lecca voracemente tra le gambe, poi mi scopa, aspetta che io venga, e torna a leccare, mi gira, entra da dietro, afferra i miei seni, mi lecca la schiena. Durante un cambio di posizione salgo sopra di lui, gli strizzo i capezzoli, lo cavalco con prepotenza, mi alzo e gli offro di nuovo la figa sbattendogliela in faccia. Scendo e inizio a succhiare, leccare, strofinare l’asta del suo uccello, solleticare la cappella con la punta della lingua, nel frattempo con una mano mi masturbo e continuo così finché entrambi veniamo.

Stesi sul letto, scarichi e rilassati, ci guardiamo sorridendo, restando in silenzio.

Dopo qualche minuto Pietro interrompe la quiete. Adesso che ci siamo sfogati, possiamo iniziare a divertirci.

Divertirci? Penso. Lo guardo muta con gli occhi sgranati. Cosa intendi?

Non volevi usare le corde? Ridacchia.

Sì, ma io qui non ho nulla, solo delle manette giocattolo ricoperte di peluche rosa.

Non ti preoccupare, possiamo inventarci qualcosa comunque, anche se sarà soft. Deduco che tu non pratichi abitualmente.

No, e tu? Pratichi BDSM?

Non amo le etichette, non vado nei club, non ho stanze dei giochi come si legge nei romanzetti best seller. Ho un armadio, un armadio modesto ma ben fornito. Se verrai a trovarmi una sera te lo mostrerò.

Sorrido e annuisco.

Allora, va bene se lego io te? Serve esperienza con i nodi.

Ma esattamente cos’hai in mente? Domando.

Fidati di me, non faremo nulla che tu non voglia. Scegli una parola di sicurezza, così potrai interrompere tutto in ogni momento.

Freddy.

Freddy? Sul serio? Come Freddy Mercury?

Sì. Perché ridi?

Perché sei continuamente una sorpresa, non riesco a decifrarti.

Nessuno riesce, anche se lascio credere a tutti di poterlo fare.

Sicuramente è una scelta strategica interessante. Hai dei foulard? Questo letto è perfetto. Chiede Pietro, tornando concentrato sul nostro comune obiettivo della serata. Gli porto tutti quelli che ho e mi comunica che d’ora in poi dovrò ubbidire ai suoi ordini.

Sono una femminista convinta, lotto per fare carriera e infrangere il soffitto di cristallo sopra la mia testa, batto i piedi ogni giorno per farmi valere e adesso arriva un uomo, uno con il potere che vorrei io, a comandare il mio corpo. Ciò che più mi lascia stupita è il desiderio impellente che provo di ubbidirgli. Mi sento improvvisamente stanca di resistere alle correnti, voglio che il mio corpo possa vivere senza la mia mente a guidarlo. E’ forse un desiderio sbagliato mi domando?

Mi ordina di stendermi a pancia in giù e lentamente comincia a legare prima un polso e poi l’altro alle estremità superiori del letto. Mi chiede se il nodo stringe troppo, se provo dolore, se sono a mio agio. E’ una nuova, ulteriore persona. Non l’ingegnere col colletto inamidato, non l’amante vorace di pochi minuti fa, ora è un uomo calmo, che sta cucinando il suo piatto preferito, che assapora ogni ingrediente e lo prepara con cura, diligentemente, seguendo una ricetta perfezionata a lungo e dal risultato garantito.

Accarezza le mie natiche, stampa un bacio quasi casto al termine della fessura che le separa, scende lungo la gamba destra e lega anche la caviglia. Manca solo la sinistra, che si affretta a sistemare con la stessa cura e precisione usata per gli altri nodi.

Ora sono legata, ma non completamente immobile e non vedo la sua faccia. So di correre un rischio e mentre ci penso, invece di desiderare di sottrarmi a quello che sta per succedere, sento l’eccitazione di pochi istanti fa salire come una tiranna dallo stomaco e diffondersi lungo tutto il corpo.

Pietro mi tocca con le dita la passera, entra lievemente. Sente che non sono bagnata, e prova a scaldarmi. Domanda di nuovo se sono serena, se sto bene, se voglio continuare. Rispondo di sì, senza guardarlo. La mia mente cede il controllo, sono solo un fascio di muscoli, terminazioni nervose, pelle affamata di divertimento, un divertimento senza confini.

Continua a masturbarmi mentre comincia a baciarmi sulla schiena, formando un percorso di piccoli passi lungo la colonna vertebrale. Scopro che la nuca è un punto erogeno per me. Insiste e usa la lingua, disegna nuovi sentieri sul corpo, lo analizza centimetro dopo centimetro, indaga come se stesse cercando la risposta a un quesito. Di risposte ne riceve molte e io con lui. Mi piace essere leccata sulla pianta del piede, ad esempio. Non lo sapevo. Posso avere orgasmi multipli, basta che l’amante non si fermi dopo il primo. Nessuno aveva mai proseguito, nemmeno io con il vibratore o le mani. Mi rendo conto di quanto credessi di avere libertà mentale e un corpo libero, mentre invece ero in catene. Queste corde mi stanno liberando e mi sembra ironico. Pietro probabilmente aveva previsto tutto, non sono la sua prima neofita. E’ bravo e lascio che prosegua.

Sento il suo corpo nudo sopra di me, mi afferra come un animale farebbe con la preda, bacia il collo ancora, sa che ormai sono bollente, regisco velocemente a ogni sollecitazione, con le dita entra sia davanti che dietro, divarica il più possibile i due buchi senza farmi capire quale vuole penetrare. Sento che sfila il dito dalla figa e mi scopa senza smettere di stimolare l’ano. Lecca e morde il mio orecchio, mentre immobilizzata sotto di lui accolgo il suo corpo che mi possiede e vengo, tremo, mi aggrappo ai foulard prima di abbandonarmi a ogni scossa procurata dagli orgasmi. Pietro geme assieme a me, ma non viene, ha un autocontrollo impeccabile. Finalmente decide di passare al culo, temevo non lo facesse. So che non posso incitarlo, ma è evidente che il mio corpo parla in modo più esplicito di come potrei fare io a parole. Sposta il braccio sotto alla mia pancia e con la mano raggiunge il clitoride, iniziando a stimolarlo. Non riesco a distinguere tutti i movimenti che compie, sento solo un ritmo inarrestabile di vette di piacere che si susseguono, una parte di me vorrebbe fermare tutto, non so se posso gestire un livello così profondo e travolgente, ma trovo la forza per perseverare e lasciare che ogni emozione mi attraversi. Non oppongo resistenza a questa mitragliata di sensazioni violente e contemporaneamente piacevoli, ma le accolgo, come ho abbracciato il resto.

Il mio nuovo amante si sposta quando capisce che ormai sono priva di forze. Mi chiede se sto bene, se sono a posto. Gli sorrido e annuisco.

Mi slega lentamente, baciando i polsi e le caviglie, si accerta che non vi siano segni di costrizione aiutando a sedermi sostenuta da svariati cuscini.

Non sei venuto, osservo.

Ero al tuo servizio, non al mio, spiega.

Quindi il sesso bondage è così?

Di solito no, ma ho capito che era questa la tua fantasia. La prossima volta, se vorrai, a casa mia seguiremo altre regole.

È risoluto e sereno mentre parla. Le novità mi spaventavano, ma dopo stanotte ho capito di aver detto addio alla mia vecchia me.

Non vedo l’ora, rispondo.

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